In bilico
di Antonio Manzini
regia Alfonso Liguori
con Tullio Sorrentino e Antonio Manzini
disegno luci Stefano Pirandello
produzione Effe. Gi. Di.
Coma, eutanasia, vita, non-vita, morte, morte clinica, “staccare la spina”, etica, morale, legge, principi religiosi, Stato laico… Casi come quello di Eluana Englaro hanno scosso le coscienze di tutta una Nazione, scatenato dibattiti sui media come nelle famiglie.
Un mondo di parole su qualcosa di imperscrutabile, misterioso, la cui comprensione può appartenere solo a coloro che, tristemente, hanno vissuto il problema. Un mondo di parole spesso alte, spesso colte, di ragionamenti raffinati, quasi stucchevoli rispetto a un problema così essenziale e doloroso.
Ma cosa può accadere se ad affondare in una simile tragedia non sono degli intellettuali, non sono persone che abbiano gli strumenti per un minimo ragionamento “filosofico”; se sono due persone semplici, misere, piccole, del popolo?
Questo l’autore ha provato ad immaginare, con indiscutibile perizia drammaturgica (e nessuno di noi, grazie a Dio, sa con quanta perizia realistica, sic!), un dialogo, tra reale e immaginario, tra serio e faceto, di due fratelli, due “borgatari” romani: un piccolo ladruncolo finito in coma per un incidente “sul lavoro” e un operaio/impiegatuccio che da quasi vent’anni tutti i giorni gli è accanto.
Uno scambio di battute pieno, teso, doloroso, impastato di dolenti silenzi, commovente, molto spesso involontariamente comico, dove attraverso la frattura aperta dal contrasto tra vita e non-vita si precipita dalla evidenza del grottesco alla tragedia interiore.